02 maggio, 2013
Un uomo giovane della vecchia scuola
Junger Mann und alte Schule
di Nikos Tzermias
Pubblicato in: Svizzera il 28 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Mercoledì al volante della propria auto, una sobria famigliare della Fiat, Enrico Letta ha fatto il suo ingresso al Quirinale per ricevere dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’incarico di formare il governo. Il neo eletto presidente del Consiglio, che l’autore di questo articolo ha avuto l’occasione di incontrare poche sere fa in una macelleria, dove assolutamente inosservato tra il resto della clientela stava acquistando delle cotolette panate per la famiglia. Gianna Fragonara, sua seconda moglie, da cui ha avuto tre figli, probabilmente era troppo impegnata dal lavoro nel suo ufficio della redazione del “Corriere della Sera”.
In un paese come l’Italia, dove i politici circolano su auto di lusso dotate di lampeggianti blu, scortati dagli agenti di scorta o più spesso seguiti dai portaborse, questo colpisce sicuramente. Un ulteriore particolare degno di nota nella famigerata gerontocrazia italiana, consiste nel fatto che Letta ha solo 46 anni. Il politico, nato a Pisa, non possiede certo l’eloquenza carismatica ne’ l’impetuosità tuttavia misurata del suo collega di partito Matteo Renzi, il 38enne sindaco di Firenze.
Letta qui però non veste i panni di avversario elettorale, ma quelli di colui che deve mettere in piedi un governo formato dalla sinistra, dai centristi e dai luogotenenti di Berlusconi. Si tratta, e l’aspetto non mente, di un uomo relativamente giovane, che dopo l’università con modi garbati, una grande onestà e molto zelo si è fatto strada tra le fila dei democristiani per poi sfociare nel Partito Democratico dove ha rivestito la carica di vicesegretario nazionale. Letta fu voluto soprattutto dall’influente economista e più volte ministro Beniamino Andreatta, che ebbe tra i suo studenti anche l’ex presidente del consiglio e della commissione europea Romano Prodi.
Grazie alla cordata, Letta nel 1998 è stato il più giovane ministro italiano del dopoguerra, con competenze in campo europeo. Dal 1999 fino al 2001 è stato anche ministro per l’industria. Letta da sempre considerato dai compagni di partito uno scettico, possiede anche ottime conoscenze politiche ed economiche in campo internazionale, a partire dalla commissione trilaterale all’istituto Aspen, fino al gruppo Bilderberg. Dal 2006 al 2008 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario del premier, di fatto il braccio destro di Prodi, stessa funzione che suo zio Gianni Letta, democristiano di destra, ha svolto da sempre per Berlusconi. Non stupisce il fatto quindi che il Cavaliere abbia approvato la nomina del giovane Letta.
19 aprile, 2013
Negozi aperti la domenica, quale convenienza?
Italien: Große leisten sich offene Sonntage
Di Elisabeth Parteli
Pubblicato in Austria il 9 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Il governo Monti ha dato carta bianca per gli orari di apertura dei negozi, ma i piccoli esercizi commerciali sono nella bufera.
A Bolzano i negozi sotto ai portici esistono da sempre, fin dal Medioevo e sono da sempre aperti solo nei giorni feriali, perchè di domenica, la gente preferisce le passeggiate in montagna allo shopping.
Negozi aperti a Pasquetta
Nel corso del tempo l’aspetto di questi portici del centro storico è però fortemente cambiato. I negozietti privati hanno ceduto il posto ai negozi in franchising, a causa degli elevati affitti. "Solo chi ha un negozio di proprietà può permettersi di tenerlo aperto sotto i portici ", dice Maria Stadler, che vende lana e pizzi e ultimamente anche accessori d’arredamento. Ci sono anche commercianti che si sono trasferiti nei vicoli laterali dando in affitto alla grande concorrenza il proprio negozio con la migliore posizione. Conviene di più.
Sono soprattutto questi, i nuovi negozianti dei portici, più di 20 esercizi commerciali che sono rimasti aperti anche il lunedì di Pasqua. Ma, all’ora di pranzo e nel primo pomeriggio, sono pochi i clienti che si aggirano per i negozi. "Soltanto quelli più grandi sono in grado di sostenere gli oneri di questi nuovi orari di apertura" dice la Stadler il giorno seguente, nell’intervista al quotidiano derstandard.at.
A Pasquetta sono solo i bar in piazza Walther ad essere al completo. Chi è rimasto in città, viene qui per il caffè o l’aperitivo e si gode i primi raggi di sole primaverili.
Nessun incremento di incassi
Con i nuovi orari di apertura gli incassi si sono soltanto dilazionati, dice Hedwig Pfitscher della panetteria Franziskaner. Forse la gente non ha più soldi da spendere. A parte ciò il suo negozio non sarebbe in grado di sostenere alla lunga i nuovi orari. In un panificio, non solo ci si alza all’alba per essere la mattina presto dietro al banco, nella notte tra il sabato e la domenica, ovviamente tutti i panettieri dovrebbero essere pagati in straordinario notturno e festivo.
Anche l’orologiaio Dieter Nones lo conferma: gli incassi non aumentano durante il fine settimana. Lo ha sperimentato nel periodo prenatalizio. Da circa 15 anni, quasi tutti i negozi del centro di Bolzano sono aperti ogni domenica di Avvento. Forse in inverno, ci sono un paio clienti in più, dice anche Evelyn Prader, che ha un negozio di bicchieri in una strada laterale nel centro. In estate, però la gente del posto e i turisti preferiscono andare a camminare in montagna o al lago. E in caso di maltempo durante le vacanze è sempre prevista una visita a Ötzi.
Altri incassi nella grande distribuzione
Lei in ogni caso non ha intenzione di tenere aperto nei fine settimana, un paio di domeniche di Avvento sono sufficienti. A questo proposito ha sentito dire da qualche cliente: "Voi commercianti non siete mai contenti. Ora volete sfruttare anche la domenica per fare cassa." Lei no, dice, o per lo meno non ne ha alcuna intenzione e su questo sono tutti d’accordo.
Pfitscher è convinto che la liberalizzazione che consente l’apertura domenicale non durerà a lungo, dati gli elevati costi [di gestione]. Tuttavia, osserva che le grandi distribuzioni hanno altri tipi di incassi: se a Milano o Roma vale la pena tenere aperto, probabilmente questo a Bolzano costerebbe l’incasso di un mese.
Le piccole realtà commerciali sono importanti per la città
Con la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, il governo Monti intendeva dare un impulso alla traballante economia italiana. Questo intervento ha riguardato principalmente la grande distribuzione. Centri commerciali, supermercati e negozi immediatamente dopo l'entrata in vigore della riforma all'inizio dello scorso anno, hanno annunciato l’apertura tutti i giorni festivi fino alle ore 23.00.Questo dovrebbe attirare più clienti e, secondo l'associazione italiana centri commerciali, creare 300.000 posti di lavoro.
La regione Lazio ha fatto ben altri conti. Pertanto, la liberalizzazione mette a repentaglio fino a 100.000 negozi e 300.000 posti di lavoro. Anche Enrico Rossi, governatore della regione Toscana ha parlato di "un duro colpo per le piccole imprese", o anche di un «dono per il commercio all'ingrosso”, visto che sono i piccoli commercianti ad essere stati particolarmente colpiti dal calo nel consumo.
Dittatura della grande distribuzione
Anche il negozio della Stadler non potrebbe permettersi questo prolungamento degli orari di apertura. Se i piccoli negozi, seguendo la tendenza, a lungo termine saranno in grado di reggere a più ore di apertura, non non è in grado di stabilirlo perché "le grandi catene dettano legge." Circa 15 anni fa, uno [di loro] ha cominciato così, tenendo aperto all’ora di pranzo. Nel frattempo solo pochi negozi fanno l’orario prolungato. Non vale la pena restare aperti durante le ore di pranzo, dice, la maggior parte dei suoi clienti sono casalinghe. Questo naturalmente dipende anche dalla merce.
Anche Nones non tiene aperto in pausa pranzo. Non si vende un Rolex a chi è di passaggio, dice l’orologiaio che vende anche gioielli. La chiusura per pranzo però non dura più come una volta. Se tenesse aperto anche la domenica non avrebbe più tempo per la famiglia visto che gestisce di persona il suo negozio
Sindacati e Chiesa hanno protestato
"La nostra società non dipende dal consumismo e dal turismo, ma da famiglie reali, che devono avere il tempo da dedicare a se stesse," hanno sottolineato anche gli iniziatori di una campagna di protesta organizzata dai sindacati e dalla Chiesa.
"Il consumismo non può essere l'unico modello di convivenza sociale. Pertanto la domenica deve essere difesa nel suo valore", così ha dichiarato il leader della più grande sindacato, la CGIL, Susanna Camusso, l'anno scorso. Le parrocchie della diocesi di Padova hanno annunciato anche una "lista bianca" delle imprese che rispettano la domenica libera.
Al momento, regna comunque una grande confusione, dice Pfitscher. Nessuno sa chi resta aperto, quando aprire, fino a che ora e per quanto tempo. Ogni negozio si regolerà autonomamente.
Nota
Il governo italiano ha liberalizzato gli orari di apertura dei negozi dal 1° gennaio 2012. Fino ad allora, la completa apertura era limitata alla domenica, i giorni festivi e di notte in alcune località turistiche e centri d'arte. In Alto Adige, il decreto è in vigore solo da fine di marzo. La Corte Costituzionale con sentenza n. 38/2013 ha ribaltato l'ordinanza regionale per il commercio, che prevedeva dei vincoli.
Di Elisabeth Parteli
Pubblicato in Austria il 9 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Il governo Monti ha dato carta bianca per gli orari di apertura dei negozi, ma i piccoli esercizi commerciali sono nella bufera.
A Bolzano i negozi sotto ai portici esistono da sempre, fin dal Medioevo e sono da sempre aperti solo nei giorni feriali, perchè di domenica, la gente preferisce le passeggiate in montagna allo shopping.
Negozi aperti a Pasquetta
Nel corso del tempo l’aspetto di questi portici del centro storico è però fortemente cambiato. I negozietti privati hanno ceduto il posto ai negozi in franchising, a causa degli elevati affitti. "Solo chi ha un negozio di proprietà può permettersi di tenerlo aperto sotto i portici ", dice Maria Stadler, che vende lana e pizzi e ultimamente anche accessori d’arredamento. Ci sono anche commercianti che si sono trasferiti nei vicoli laterali dando in affitto alla grande concorrenza il proprio negozio con la migliore posizione. Conviene di più.
Sono soprattutto questi, i nuovi negozianti dei portici, più di 20 esercizi commerciali che sono rimasti aperti anche il lunedì di Pasqua. Ma, all’ora di pranzo e nel primo pomeriggio, sono pochi i clienti che si aggirano per i negozi. "Soltanto quelli più grandi sono in grado di sostenere gli oneri di questi nuovi orari di apertura" dice la Stadler il giorno seguente, nell’intervista al quotidiano derstandard.at.
A Pasquetta sono solo i bar in piazza Walther ad essere al completo. Chi è rimasto in città, viene qui per il caffè o l’aperitivo e si gode i primi raggi di sole primaverili.
Nessun incremento di incassi
Con i nuovi orari di apertura gli incassi si sono soltanto dilazionati, dice Hedwig Pfitscher della panetteria Franziskaner. Forse la gente non ha più soldi da spendere. A parte ciò il suo negozio non sarebbe in grado di sostenere alla lunga i nuovi orari. In un panificio, non solo ci si alza all’alba per essere la mattina presto dietro al banco, nella notte tra il sabato e la domenica, ovviamente tutti i panettieri dovrebbero essere pagati in straordinario notturno e festivo.
Anche l’orologiaio Dieter Nones lo conferma: gli incassi non aumentano durante il fine settimana. Lo ha sperimentato nel periodo prenatalizio. Da circa 15 anni, quasi tutti i negozi del centro di Bolzano sono aperti ogni domenica di Avvento. Forse in inverno, ci sono un paio clienti in più, dice anche Evelyn Prader, che ha un negozio di bicchieri in una strada laterale nel centro. In estate, però la gente del posto e i turisti preferiscono andare a camminare in montagna o al lago. E in caso di maltempo durante le vacanze è sempre prevista una visita a Ötzi.
Altri incassi nella grande distribuzione
Lei in ogni caso non ha intenzione di tenere aperto nei fine settimana, un paio di domeniche di Avvento sono sufficienti. A questo proposito ha sentito dire da qualche cliente: "Voi commercianti non siete mai contenti. Ora volete sfruttare anche la domenica per fare cassa." Lei no, dice, o per lo meno non ne ha alcuna intenzione e su questo sono tutti d’accordo.
Pfitscher è convinto che la liberalizzazione che consente l’apertura domenicale non durerà a lungo, dati gli elevati costi [di gestione]. Tuttavia, osserva che le grandi distribuzioni hanno altri tipi di incassi: se a Milano o Roma vale la pena tenere aperto, probabilmente questo a Bolzano costerebbe l’incasso di un mese.
Le piccole realtà commerciali sono importanti per la città
Con la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, il governo Monti intendeva dare un impulso alla traballante economia italiana. Questo intervento ha riguardato principalmente la grande distribuzione. Centri commerciali, supermercati e negozi immediatamente dopo l'entrata in vigore della riforma all'inizio dello scorso anno, hanno annunciato l’apertura tutti i giorni festivi fino alle ore 23.00.Questo dovrebbe attirare più clienti e, secondo l'associazione italiana centri commerciali, creare 300.000 posti di lavoro.
La regione Lazio ha fatto ben altri conti. Pertanto, la liberalizzazione mette a repentaglio fino a 100.000 negozi e 300.000 posti di lavoro. Anche Enrico Rossi, governatore della regione Toscana ha parlato di "un duro colpo per le piccole imprese", o anche di un «dono per il commercio all'ingrosso”, visto che sono i piccoli commercianti ad essere stati particolarmente colpiti dal calo nel consumo.
Dittatura della grande distribuzione
Anche il negozio della Stadler non potrebbe permettersi questo prolungamento degli orari di apertura. Se i piccoli negozi, seguendo la tendenza, a lungo termine saranno in grado di reggere a più ore di apertura, non non è in grado di stabilirlo perché "le grandi catene dettano legge." Circa 15 anni fa, uno [di loro] ha cominciato così, tenendo aperto all’ora di pranzo. Nel frattempo solo pochi negozi fanno l’orario prolungato. Non vale la pena restare aperti durante le ore di pranzo, dice, la maggior parte dei suoi clienti sono casalinghe. Questo naturalmente dipende anche dalla merce.
Anche Nones non tiene aperto in pausa pranzo. Non si vende un Rolex a chi è di passaggio, dice l’orologiaio che vende anche gioielli. La chiusura per pranzo però non dura più come una volta. Se tenesse aperto anche la domenica non avrebbe più tempo per la famiglia visto che gestisce di persona il suo negozio
Sindacati e Chiesa hanno protestato
"La nostra società non dipende dal consumismo e dal turismo, ma da famiglie reali, che devono avere il tempo da dedicare a se stesse," hanno sottolineato anche gli iniziatori di una campagna di protesta organizzata dai sindacati e dalla Chiesa.
"Il consumismo non può essere l'unico modello di convivenza sociale. Pertanto la domenica deve essere difesa nel suo valore", così ha dichiarato il leader della più grande sindacato, la CGIL, Susanna Camusso, l'anno scorso. Le parrocchie della diocesi di Padova hanno annunciato anche una "lista bianca" delle imprese che rispettano la domenica libera.
Al momento, regna comunque una grande confusione, dice Pfitscher. Nessuno sa chi resta aperto, quando aprire, fino a che ora e per quanto tempo. Ogni negozio si regolerà autonomamente.
Nota
Il governo italiano ha liberalizzato gli orari di apertura dei negozi dal 1° gennaio 2012. Fino ad allora, la completa apertura era limitata alla domenica, i giorni festivi e di notte in alcune località turistiche e centri d'arte. In Alto Adige, il decreto è in vigore solo da fine di marzo. La Corte Costituzionale con sentenza n. 38/2013 ha ribaltato l'ordinanza regionale per il commercio, che prevedeva dei vincoli.
18 aprile, 2013
Cervelli in fuga
Gehirne auf der Flucht
di Elisa Britzelmeier
Pubblicato in Germania il 2 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per Il Fatto Quotidiano
„Semplicemente non sapevo come andare avanti“: provati dalle conseguenze della crisi economica, sempre più giovani italiani come Giovanni Pagliuca vengono a vivere a Monaco di Baviera. La maggior parte sono laureati, ma non riescono a ad integrarsi.
Giovanni sa che se al bar vuole un caffè italiano, a Monaco deve chiedere un espresso. Ma quando il barista gli chiede se paga subito, sconsolato solleva le spalle – le sue conoscenze del tedesco non sono ancora sufficienti. Pagliuca, ingegnere edile originario di Frosinone, a circa 90 chilometri da Roma, si è trasferito un anno fa in Germania. “Semplicemente non sapevo come tirare avanti” dice.
Ma non è l’unico: dei 22’988 italiani che risiedono a Monaco, sono più di 1000 quelli che nel 2012 sono giunti nella città sull’Isar, la maggior parte dei quali hanno tra i 21 e i 36 anni. Per pochissimi il trasferimento in Germania è la realizzazione di un sogno. Le statistiche della disoccupazione giovanile in Italia parlano di oltre il 30 per cento.
Nel paese, che già prima delle elezioni politiche di febbraio era politicamente instabile, la situazione non è cambiata affatto. Molti giovani italiani hanno paura del futuro. Se restano nel proprio paese, spesso devono accettare un lavoro senza regolare contratto e vivono nella paura di essere licenziati da un momento all’altro. Invece la Germania promette sicurezza e tutela del lavoro.
Di lavori a Monaco ce n’è a sufficienza, ma quello che manca è la sensibilità verso gli immigrati. Molti tedeschi semplicemente non erano a conoscenza di cosa vuol dire vivere in un paese scosso dalla crisi, dicono i giovani italiani. Allo stesso tempo vogliono solo essere accettati per quello che sono, profughi della situazione economica.
L’ingengniere Pagliuca ha lavorato per lo stesso datore di lavoro per molti anni, ma appena la situazione è peggiorata, prima di essere licenziato negli ultimi sei mesi di lavoro non ha percepito lo stipendio . “Una volta che trovi un posto non lo molli certo così su due piedi” dice oggi “non in periodo di crisi”.
Il suo stipendio, quando ancora lo percepiva, era di 900 euro al mese e viveva a casa dei genitori. “Se a trent’anni non sono ancora in grado di andare a vivere da solo, quando potrò avere dei bambini?” dice Pagliuca. A Monaco si mantiene con i suoi risparmi, sta cercando un lavoro e nel frattempo studia il tedesco, grazie all’aiuto dell’ufficio di collocamento. “Non ho mai dato nulla alla Germania, non pago nemmeno le tasse qui, eppure lo stato tedesco mi sta aiutando” dice. “E’ una cosa che mi sorprende molto, in Italia la situazione sarebbe ben diversa”.
La Germania appare a molti universitari italiani il paese della cuccagna economica. Qui arrivano soprattutto laureandi e dottorandi di cui la maggior parte non ha l’intenzione di rientrare in patria. E’ nata così nella lingua italiana l’espressione “Cervelli in fuga”. Fuggono da posti di ricercatori universitari malpagati, dove come sempre quello che conta sono le conoscenze e non le proprie competenze.
“La Germania qui offre decisamente molto di più” dice lo studente Enrico Ercolani, di 29 anni. Nel mese di aprile si trasferirà da Roma a Monaco, dove terminerà la sua tesi di dottorato, e se possibile si stabilirà qui. Non c’è sviluppo nel nostro paese” dice “il sistema politico privilegia sempre le persone di una certa età”.
Giovanni Pagliuca ha scelto Monaco, perchè cercava una città grande, con ampi spazi verdi e poca criminalità. La città lo ha accolto con il suo alto livello qualitativo e infrastrutture funzionanti, ma della tanto decantata “metropoli col cuore”, finora ha ricevuto ben poco. All’inizio gironzolava per la città da solo, poi ha conosciuto un paio di altri italiani. “So che in parte è anche colpa mia, perchè non parlo ancora bene il tedesco” dice. “Ma nessuno si rivolge a me in inglese”.
Anche Roberta Ragonese, 27 anni, che parla correntemente tedesco, dice: “Certo, inizialmente la lingua è un problema. Ma non è tutto. C’è anche la mentalità dei tedeschi”. L’ex docente della Ragonese, aveva inviato l’architetta a Monaco per svolgere del praticantato. E’ rimasta qui. Le sue colleghe di lavoro sono gentili, racconta, “ma non mi invitano mai ad uscire con loro”.
Angela Cancelliere ha 35 anni e vive già da tre anni a Monaco, ma in verità non ha stretto alcuna amicizia tedesca. “Alla fine ti tocca automaticamente uscire con connazionali o altri stranieri, se non vuoi restare da solo”. Spesso i migranti non si sentono compresi, spesso anche trattati dall’alto in basso. “Quando dico che sono siciliana, la prima cosa che sento dire è: ah, la mafia!” dice la Cancelliere. “D’altronde sono come i bambini, che non conoscono ancora bene il significato delle parole. La mafia fa parte della solita triade con il sole e la pizza. Molti tedeschi non sanno che la mafia a casa mia è una realtà che affligge la gente del posto”.
La stessa cosa vale per l’argomento Silvio Berlusconi. Molti giovani italiani hanno la sensazione di dover rispondere all’estero dell’effetto “Cavaliere”. Molti di loro hanno manifestato abbastanza spesso contro di lui in patria. Esigono per se stessi lo stesso rispetto che loro rivolgono per la Germania.
Giovanni Pagliuca non sa se resterà a Monaco di Baviera per sempre, o se deciderà di tornare in Italia. Forse lo aiuterebbe sentirsi appena un po’ più il benvenuto in questo mondo per lui così freddo e poco ospitale, che però considera migliore.
di Elisa Britzelmeier
Pubblicato in Germania il 2 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per Il Fatto Quotidiano
„Semplicemente non sapevo come andare avanti“: provati dalle conseguenze della crisi economica, sempre più giovani italiani come Giovanni Pagliuca vengono a vivere a Monaco di Baviera. La maggior parte sono laureati, ma non riescono a ad integrarsi.
Giovanni sa che se al bar vuole un caffè italiano, a Monaco deve chiedere un espresso. Ma quando il barista gli chiede se paga subito, sconsolato solleva le spalle – le sue conoscenze del tedesco non sono ancora sufficienti. Pagliuca, ingegnere edile originario di Frosinone, a circa 90 chilometri da Roma, si è trasferito un anno fa in Germania. “Semplicemente non sapevo come tirare avanti” dice.
Ma non è l’unico: dei 22’988 italiani che risiedono a Monaco, sono più di 1000 quelli che nel 2012 sono giunti nella città sull’Isar, la maggior parte dei quali hanno tra i 21 e i 36 anni. Per pochissimi il trasferimento in Germania è la realizzazione di un sogno. Le statistiche della disoccupazione giovanile in Italia parlano di oltre il 30 per cento.
Nel paese, che già prima delle elezioni politiche di febbraio era politicamente instabile, la situazione non è cambiata affatto. Molti giovani italiani hanno paura del futuro. Se restano nel proprio paese, spesso devono accettare un lavoro senza regolare contratto e vivono nella paura di essere licenziati da un momento all’altro. Invece la Germania promette sicurezza e tutela del lavoro.
Di lavori a Monaco ce n’è a sufficienza, ma quello che manca è la sensibilità verso gli immigrati. Molti tedeschi semplicemente non erano a conoscenza di cosa vuol dire vivere in un paese scosso dalla crisi, dicono i giovani italiani. Allo stesso tempo vogliono solo essere accettati per quello che sono, profughi della situazione economica.
L’ingengniere Pagliuca ha lavorato per lo stesso datore di lavoro per molti anni, ma appena la situazione è peggiorata, prima di essere licenziato negli ultimi sei mesi di lavoro non ha percepito lo stipendio . “Una volta che trovi un posto non lo molli certo così su due piedi” dice oggi “non in periodo di crisi”.
Il suo stipendio, quando ancora lo percepiva, era di 900 euro al mese e viveva a casa dei genitori. “Se a trent’anni non sono ancora in grado di andare a vivere da solo, quando potrò avere dei bambini?” dice Pagliuca. A Monaco si mantiene con i suoi risparmi, sta cercando un lavoro e nel frattempo studia il tedesco, grazie all’aiuto dell’ufficio di collocamento. “Non ho mai dato nulla alla Germania, non pago nemmeno le tasse qui, eppure lo stato tedesco mi sta aiutando” dice. “E’ una cosa che mi sorprende molto, in Italia la situazione sarebbe ben diversa”.
La Germania appare a molti universitari italiani il paese della cuccagna economica. Qui arrivano soprattutto laureandi e dottorandi di cui la maggior parte non ha l’intenzione di rientrare in patria. E’ nata così nella lingua italiana l’espressione “Cervelli in fuga”. Fuggono da posti di ricercatori universitari malpagati, dove come sempre quello che conta sono le conoscenze e non le proprie competenze.
“La Germania qui offre decisamente molto di più” dice lo studente Enrico Ercolani, di 29 anni. Nel mese di aprile si trasferirà da Roma a Monaco, dove terminerà la sua tesi di dottorato, e se possibile si stabilirà qui. Non c’è sviluppo nel nostro paese” dice “il sistema politico privilegia sempre le persone di una certa età”.
Giovanni Pagliuca ha scelto Monaco, perchè cercava una città grande, con ampi spazi verdi e poca criminalità. La città lo ha accolto con il suo alto livello qualitativo e infrastrutture funzionanti, ma della tanto decantata “metropoli col cuore”, finora ha ricevuto ben poco. All’inizio gironzolava per la città da solo, poi ha conosciuto un paio di altri italiani. “So che in parte è anche colpa mia, perchè non parlo ancora bene il tedesco” dice. “Ma nessuno si rivolge a me in inglese”.
Anche Roberta Ragonese, 27 anni, che parla correntemente tedesco, dice: “Certo, inizialmente la lingua è un problema. Ma non è tutto. C’è anche la mentalità dei tedeschi”. L’ex docente della Ragonese, aveva inviato l’architetta a Monaco per svolgere del praticantato. E’ rimasta qui. Le sue colleghe di lavoro sono gentili, racconta, “ma non mi invitano mai ad uscire con loro”.
Angela Cancelliere ha 35 anni e vive già da tre anni a Monaco, ma in verità non ha stretto alcuna amicizia tedesca. “Alla fine ti tocca automaticamente uscire con connazionali o altri stranieri, se non vuoi restare da solo”. Spesso i migranti non si sentono compresi, spesso anche trattati dall’alto in basso. “Quando dico che sono siciliana, la prima cosa che sento dire è: ah, la mafia!” dice la Cancelliere. “D’altronde sono come i bambini, che non conoscono ancora bene il significato delle parole. La mafia fa parte della solita triade con il sole e la pizza. Molti tedeschi non sanno che la mafia a casa mia è una realtà che affligge la gente del posto”.
La stessa cosa vale per l’argomento Silvio Berlusconi. Molti giovani italiani hanno la sensazione di dover rispondere all’estero dell’effetto “Cavaliere”. Molti di loro hanno manifestato abbastanza spesso contro di lui in patria. Esigono per se stessi lo stesso rispetto che loro rivolgono per la Germania.
Giovanni Pagliuca non sa se resterà a Monaco di Baviera per sempre, o se deciderà di tornare in Italia. Forse lo aiuterebbe sentirsi appena un po’ più il benvenuto in questo mondo per lui così freddo e poco ospitale, che però considera migliore.
Roma chiama all’ordine
Ordnungsruf in Rom
di Andres Wysling
Pubblicato in Svizzera il
Tradotto da Claudia Marruccelli
Della presunta "ingovernabilità" dell’Italia c'è stato un gran parlare in queste ultime settimane. È la parola sbagliata al posto sbagliato. Non è vero che il paese è ingovernabile. Invece, sono i politici dei principali partiti che sembrano non essere in grado di formare un governo con le attuali maggioranze neoparlamentari dimostrandosi incapaci di governare – cosa ben diversa.
Il Presidente Giorgio Napolitano ha chiesto ora a dieci «saggi», di elaborare un minimo di programma per le riforme istituzionali ed economiche urgenti. Viene da pensare prima di tutto a una nuova legge elettorale, così come alle innovazioni nel campo della fiscalità; si tratta di evitare una crisi finanziaria nel bilancio statale. Su tale minimo di programma, Napolitano vuole – e questa è la sua chiara intenzione – obbligare i partiti a trovare un accordo, per creare un nuovo governo, o in alternativa continuare con l’attualel governo Monti.
È un tentativo di portare alla ribalta della discussione le strategie politiche piuttosto che l’alternanza delle poltrone. Napolitano chiede: cosa dovrebbe o dovrà essere realizzato nei prossimi mesi? Il politici di partito finora hanno per quanto possibile evitato questo problema, nella campagna elettorale non hanno parlato di misure di austerità, ma hanno promesso concessioni fiscali. Napolitano con i suoi «saggi» li ha messi alle strette, devono finalmente mettere le carte in tavola. Ossia darsi una mossa.
Il Presidente italiano non ha ripristinato la monarchia, né si tratta di un colpo di stato, come troppi critici lo hanno a gran voce accusato. Semplicemente esige dai leader di partito che facciano il proprio dovere. Nelle ultime settimane non sono stati in grado di trovare alcuna valida formula di governo, anzi si sono accaniti l’un l’altro in una aspra e logorante battaglia. Hanno solo migliorato in reputazione, ma certamente non hanno dato nessun suggerimento utile per il superamento della crisi economica del paese.
Andare di nuovo alle urne in maniera affrettata difficilmente potrebbe essere d’aiuto nel superamento dell’attuale stallo politico, perché produrre probabilmene ancora un risultato simile a quello delle elezioni di alcune settimane fa. Gli elettori hanno scelto, un Parlamento si è riunito e un governo è stato formato. Il richiamo all’ordine di Napolitano ai leader di partito, di trovare insieme un modus vivendi, è la parola giusta al momento giusto.
di Andres Wysling
Pubblicato in Svizzera il
Tradotto da Claudia Marruccelli
Della presunta "ingovernabilità" dell’Italia c'è stato un gran parlare in queste ultime settimane. È la parola sbagliata al posto sbagliato. Non è vero che il paese è ingovernabile. Invece, sono i politici dei principali partiti che sembrano non essere in grado di formare un governo con le attuali maggioranze neoparlamentari dimostrandosi incapaci di governare – cosa ben diversa.
Il Presidente Giorgio Napolitano ha chiesto ora a dieci «saggi», di elaborare un minimo di programma per le riforme istituzionali ed economiche urgenti. Viene da pensare prima di tutto a una nuova legge elettorale, così come alle innovazioni nel campo della fiscalità; si tratta di evitare una crisi finanziaria nel bilancio statale. Su tale minimo di programma, Napolitano vuole – e questa è la sua chiara intenzione – obbligare i partiti a trovare un accordo, per creare un nuovo governo, o in alternativa continuare con l’attualel governo Monti.
È un tentativo di portare alla ribalta della discussione le strategie politiche piuttosto che l’alternanza delle poltrone. Napolitano chiede: cosa dovrebbe o dovrà essere realizzato nei prossimi mesi? Il politici di partito finora hanno per quanto possibile evitato questo problema, nella campagna elettorale non hanno parlato di misure di austerità, ma hanno promesso concessioni fiscali. Napolitano con i suoi «saggi» li ha messi alle strette, devono finalmente mettere le carte in tavola. Ossia darsi una mossa.
Il Presidente italiano non ha ripristinato la monarchia, né si tratta di un colpo di stato, come troppi critici lo hanno a gran voce accusato. Semplicemente esige dai leader di partito che facciano il proprio dovere. Nelle ultime settimane non sono stati in grado di trovare alcuna valida formula di governo, anzi si sono accaniti l’un l’altro in una aspra e logorante battaglia. Hanno solo migliorato in reputazione, ma certamente non hanno dato nessun suggerimento utile per il superamento della crisi economica del paese.
Andare di nuovo alle urne in maniera affrettata difficilmente potrebbe essere d’aiuto nel superamento dell’attuale stallo politico, perché produrre probabilmene ancora un risultato simile a quello delle elezioni di alcune settimane fa. Gli elettori hanno scelto, un Parlamento si è riunito e un governo è stato formato. Il richiamo all’ordine di Napolitano ai leader di partito, di trovare insieme un modus vivendi, è la parola giusta al momento giusto.
06 aprile, 2013
Profughi, ecco come l’italia si disfa di loro
Gute Reise nach Bayern: Wie Italien seine Flüchtlinge los wird
di Von Holger Sabinsky-WolfPubblicato in Germania il 2 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano
Il governo italiano persegue una rigorosa politica di immigrazione, attualmente stanno chiudendo molte strutture di accoglienza nel paese. Molti profughi arrivano in Baviera dove però li attende una brutta sorpresa.
Il caso più recente risale solo a venerdì scorso: gli investigatori della polizia federale di Rosenheim hanno fermato due autobus da turismo italiani sull’autostrada che porta in Austria. Tra i passeggeri a bordo c’erano sei africani e un iracheno, intenzionati a stabilirsi in Germania e in possesso di regolari documenti rilasciati dalle autorità italiane. Però gli uomini invece di ricevere un caloroso benvenuto, sono stati arrestati e presto dovranno lasciare la Germania.
Cosa c’è dietro questo episodio? L’Italia da anni persegue una politica di asilo particolarmente rigida. Attualmente, i campi profughi sono fase di chiusura in tutto il paese. La gente deve aver capito di essere indesiderata. E l’Italia ora ha trovato un sistema molto efficace per disfarsi dei rifugiati, in maggior parte africani – un sistema per ottenere l’asilo politico per così dire “all’arrabbiata” [in italiano nel testo, ndt].
Il controllo effettuato sull’autostrada austriaca ne è una chiara dimostrazione: persone originariamente giunte in Italia come richiedenti asilo avevano ricevuto dalle autorità italiane il cosiddetto foglio di via e le autorizzazioni per un breve soggiorno nei paesi dell’area Schengen. Così i rifugiati non arrivano privi di mezzi, ricevendo oltretutto una banconota da 500 euro nel corso del tragitto.
Questa è la loro filosofia: 120 casi dall’inizio di marzo
Che non si tratti di un caso isolato ma della loro filosofia, lo dimostrano i numeri dei controlli della polizia federale di Rosenheim. Gli investigatori hanno scoperto altri 120 casi analoghi dall’inizio di marzo. I profughi ottengono i documenti e il denaro ma solo a condizione di lasciare l’Italia, dice il portavoce della polizia federale di Rosenheim, Rainer Scharf.
A quanto pare è una soluzione tipicamente italiana, perché con documenti e denaro sarebbe possibile fondamentalmente solo un breve soggiorno. Perciò il modo in cui procederà la polizia dipenderà esclusivamente da ciò che dichiareranno i rifugiati. In ogni caso con passaporti italiani e fogli di via, in Germania non è consentito soggiornare più a lungo e nemmeno lavorare.
Anche la mafia italiana è un problema
L’atteggiamento degli italiani è uno spinoso problema politico. Dall’inizio della guerra in Libia 28.000 i rifugiati sono arrivati in Italia. Sono stati messi a disposizione anche fondi dell’Ue per il “piano di emergenza” in Nord Africa. Ma il denaro è in parte presumibilmente confluito nei canali della mafia, solo una piccola parte è stata utilizzata per i rifugiati. Dall’inizio di marzo lo stato italiano ha completamente sospeso le procedure per i richiedenti asilo.
Il ministro degli interni bavarese Joachim Herrmann (Csu) ha dichiarato in maniera critica: “Il comportamento del governo italiano volto a spingere i profughi nordafricani illegali a lasciare l’Italia muniti di un permesso di soggiorno breve e 500 euro in mano verso i paesi della zona Schengen, è un insulto. Considero questo comportamento non solidale nei confronti degli altri paesi europei“.
Anziché risolvere semplicemente la sistemazione dei profughi e invitare i residenti a emigrare in altri paesi dell’Ue, Italia dovrebbe rispedire chi non ottiene asilo politico in Italia nel proprio paese d’origine. “Invito il ministro degli esteri Westerwelle, a sollevare la questione a livello europeo“. Il governo italiano ha chiaramente violato il partenariato europeo.
Siete voi che dovete cambiare
Ihr müsst euch ändern
di Dirk Schümer
Tradotto da Claudia Marruccelli per Il Fatto Quotidiano
Pubblicato in Germania il 2 aprile 2013
Il sentimento anti-tedesco, che sta crescendo in Italia è stato avvertito anche dalla cancelliera Merkel in vacanza a Ischia, grazie ad un equivoco videomessaggio.
Benvenuti in Italia! I turisti tedeschi amano sentirsi accogliere dagli amici italiani con questo saluto e in fin dei conti è da secoli che adorano questa terra generosa. Come tradizione vuole, sin dai tempi degli imperatori del Medioevo, a cui si scioglieva il cuore al cospetto dei tesori d’arte italiani, delle bellezze e del clima dolce dell’Italia, anche l'attuale sovrana tedesca come molti altri tedeschi fa una capatina al sud in occasione delle vacanze pasquali. Ma queste vacanze di Angela Merkel, che di solito trascorre nella stazione termale di Ischia, questa volta non sono state turbate solo da un tempo insolitamente freddo e umido, ma anche dalla evidente critica rivolta alla Germania quale partner europeo - una crescente e globale avversione, che si sta diffondendo in Italia dopo gli eccessi anti-tedeschi della Grecia.
Stefano Caldoro, presidente della regione Campania, per accogliere la celebrità in arrivo sull’isola ha mandato in rete in internet un videomessaggio, "per portare il mio saluto alla Cancelliera Merkel", che non è passato inosservato. Sottotitolato in un elegante, quasi perfetto tedesco, l’alleato di Silvio Berlusconi si lancia in una proposta di benvenuto alla cancelliera: sfruttare al meglio le sue meritate vacanze anche "visitando certi problematici quartieri della nostra regione", dove esiste un tasso di disoccupazione giovanile dieci volte più alto rispetto alla Germania. Siamo al limite della frattura sociale; è compito della Germania, in qualità di "paese forte", cambiare la politica di austerità e di risparmio per ridare nuovamente la speranza ai poveri napoletani. Perché: "la Germania trae benefici dalla crisi degli altri".
Cercasi disperatamente capro espiatorio
Ora la cancelliera tedesca, che come se non bastasse a peggiorare le cose è anche stata fotografata in costume da bagno alle Terme di Aphrodite di Ischia, poteva appellarsi al suo diritto alla privacy e a una vacanza privata lontana dagli impegni politici. Non si è fatta portare sull'isola con l'elicottero, come fanno di solito i vari ministri italiani, ma ha preso pazientemente il traghetto, ha pranzato a casa di un cuoco amico di lunga data, che è stato assunto del suo albergo preferito - questi sono gesti che gli italiani non si aspettano dalla donna più potente del mondo. Ciò che invece si aspettano, e lo ha scritto il presidente regionale Caldoro nel testo del video: " E’ soprattutto che la Germania risponda alla crisi."
Ora questo politico non è uno qualunque. Ha militato sin da ragazzo prevalentemente nel leggendario partito socialista, formazione politica nota per il suo fallimento e sperpero di denaro pubblico il cui patron, Bettino Craxi, per evitare di essere perseguito penalmente si trasferì in Tunisia con un patrimonio milionario. Il mentore di Caldoro, Gianni de Michelis era noto non solo per i suoi discutibili festini in discoteca e per le nottate in albergo (spesso con fatture non pagate), ma è stato condannato anche a due anni di prigione per corruzione, pena che non ha dovuto scontare. E Berlusconi l’attuale patron politico di Caldoro, sta facendo di tutto per sfuggire alla legge restando al governo. Mentre la disoccupazione giovanile aumentata ancora a ritmi vertiginosi, l’elite politica, che fin’ora ha fallito, si compiace in normali scaramucce da retrobottega e allegramente guida [il paese] verso il baratro. Meno male, che c'è la Germania che fa da capro espiatorio!
Manovra diversiva del proprio fallimento
A chi come Stefano Caldoro, che lavora per la banda di Berlusconi, che per decenni ha guadagnato profumatamente nell’economia italiana basata sul clientelismo e che ha collaborato alle sorprendenti uscite antitedesche di Berlusconi nell'ultima campagna elettorale, gli riesce facile ora naturalmente mettere elegantemente sul banco degli imputati l’ospite in vacanza Angela Merkel. "Non si dimentichi delle persone nei guai!". Sarebbe da aggiungere: quando i politici italiani normalmente non si preoccupano di nulla...
Nella "surreale fine del mio mandato", come ha dichiarato il Presidente della Repubblica uscente Napolitano e nella completa ingovernabilità dell’Italia, un paese in crisi, dopo che la classe politica ha reiterato nel suo fallimento, ora "dieci saggi" - tutti vecchi esponenti del sistema – dovrebbero esplorare la possibilità della creazione di una almeno rudimentale maggioranza di governo, o comunque una nuova legge elettorale. Delle a lungo promesse misure di austerità ai politici professionisti strapagati – per non parlare dell’attuale depravato presidente della regione Campania - naturalmente non se ne parla più.
di Dirk Schümer
Tradotto da Claudia Marruccelli per Il Fatto Quotidiano
Pubblicato in Germania il 2 aprile 2013
Il sentimento anti-tedesco, che sta crescendo in Italia è stato avvertito anche dalla cancelliera Merkel in vacanza a Ischia, grazie ad un equivoco videomessaggio.
Benvenuti in Italia! I turisti tedeschi amano sentirsi accogliere dagli amici italiani con questo saluto e in fin dei conti è da secoli che adorano questa terra generosa. Come tradizione vuole, sin dai tempi degli imperatori del Medioevo, a cui si scioglieva il cuore al cospetto dei tesori d’arte italiani, delle bellezze e del clima dolce dell’Italia, anche l'attuale sovrana tedesca come molti altri tedeschi fa una capatina al sud in occasione delle vacanze pasquali. Ma queste vacanze di Angela Merkel, che di solito trascorre nella stazione termale di Ischia, questa volta non sono state turbate solo da un tempo insolitamente freddo e umido, ma anche dalla evidente critica rivolta alla Germania quale partner europeo - una crescente e globale avversione, che si sta diffondendo in Italia dopo gli eccessi anti-tedeschi della Grecia.
Stefano Caldoro, presidente della regione Campania, per accogliere la celebrità in arrivo sull’isola ha mandato in rete in internet un videomessaggio, "per portare il mio saluto alla Cancelliera Merkel", che non è passato inosservato. Sottotitolato in un elegante, quasi perfetto tedesco, l’alleato di Silvio Berlusconi si lancia in una proposta di benvenuto alla cancelliera: sfruttare al meglio le sue meritate vacanze anche "visitando certi problematici quartieri della nostra regione", dove esiste un tasso di disoccupazione giovanile dieci volte più alto rispetto alla Germania. Siamo al limite della frattura sociale; è compito della Germania, in qualità di "paese forte", cambiare la politica di austerità e di risparmio per ridare nuovamente la speranza ai poveri napoletani. Perché: "la Germania trae benefici dalla crisi degli altri".
Cercasi disperatamente capro espiatorio
Ora la cancelliera tedesca, che come se non bastasse a peggiorare le cose è anche stata fotografata in costume da bagno alle Terme di Aphrodite di Ischia, poteva appellarsi al suo diritto alla privacy e a una vacanza privata lontana dagli impegni politici. Non si è fatta portare sull'isola con l'elicottero, come fanno di solito i vari ministri italiani, ma ha preso pazientemente il traghetto, ha pranzato a casa di un cuoco amico di lunga data, che è stato assunto del suo albergo preferito - questi sono gesti che gli italiani non si aspettano dalla donna più potente del mondo. Ciò che invece si aspettano, e lo ha scritto il presidente regionale Caldoro nel testo del video: " E’ soprattutto che la Germania risponda alla crisi."
Ora questo politico non è uno qualunque. Ha militato sin da ragazzo prevalentemente nel leggendario partito socialista, formazione politica nota per il suo fallimento e sperpero di denaro pubblico il cui patron, Bettino Craxi, per evitare di essere perseguito penalmente si trasferì in Tunisia con un patrimonio milionario. Il mentore di Caldoro, Gianni de Michelis era noto non solo per i suoi discutibili festini in discoteca e per le nottate in albergo (spesso con fatture non pagate), ma è stato condannato anche a due anni di prigione per corruzione, pena che non ha dovuto scontare. E Berlusconi l’attuale patron politico di Caldoro, sta facendo di tutto per sfuggire alla legge restando al governo. Mentre la disoccupazione giovanile aumentata ancora a ritmi vertiginosi, l’elite politica, che fin’ora ha fallito, si compiace in normali scaramucce da retrobottega e allegramente guida [il paese] verso il baratro. Meno male, che c'è la Germania che fa da capro espiatorio!
Manovra diversiva del proprio fallimento
A chi come Stefano Caldoro, che lavora per la banda di Berlusconi, che per decenni ha guadagnato profumatamente nell’economia italiana basata sul clientelismo e che ha collaborato alle sorprendenti uscite antitedesche di Berlusconi nell'ultima campagna elettorale, gli riesce facile ora naturalmente mettere elegantemente sul banco degli imputati l’ospite in vacanza Angela Merkel. "Non si dimentichi delle persone nei guai!". Sarebbe da aggiungere: quando i politici italiani normalmente non si preoccupano di nulla...
Nella "surreale fine del mio mandato", come ha dichiarato il Presidente della Repubblica uscente Napolitano e nella completa ingovernabilità dell’Italia, un paese in crisi, dopo che la classe politica ha reiterato nel suo fallimento, ora "dieci saggi" - tutti vecchi esponenti del sistema – dovrebbero esplorare la possibilità della creazione di una almeno rudimentale maggioranza di governo, o comunque una nuova legge elettorale. Delle a lungo promesse misure di austerità ai politici professionisti strapagati – per non parlare dell’attuale depravato presidente della regione Campania - naturalmente non se ne parla più.
19 marzo, 2013
Un papa di origini italiane incanta i romani
Papst mit italienischen Wurzeln bezaubert die Römer
di Romina Spina
Pubblicato in Svizzera il 15 marzo 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
L’inaspettata elezione a Papa del cardinale argentino Bergoglio, entusiasma i romani. La scelta del nome e la prima apparizione [in pubblico] del nuovo capo della Chiesa con radici italiane incontrano largo favore.
«Il Papa è qui?», chiede una pensionata, tenendo ben stretta sotto il braccio una copia del quotidiano cattolico «L'Avvenire». Abita nelle vicinanze e ha sentito alla televisione che il neo-eletto pontefice è venuto in visita nella basilica. La sua delusione è grande, quando un venditore ambulante indiano le dice che Papa Francesco ha già lasciato la Basilica di Santa Maria Maggiore, nel centro di Roma.
Meglio non un italiano
Dopo la sua elezione a sorpresa, il nuovo capo della Chiesa si è recato nelle prime ore del mattino al colle Esquilino nella Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, per pregare di fronte all’immagine "Salus Populi Romani», un'icona di Maria con il bambino, protettrice del popolo romano, considerata la più importante icona mariana a Roma. Il gesto spontaneo di Papa Francesco ha colpito dozzine di romani che avevano atteso invano all'ingresso della Cappella il neoletetto capo della Chiesa. Gli intervistati sulla Piazza della Basilica si dicono entusiasti del nuovo Papa, affascinati dall'aspetto umile del cardinale argentino. "E’ molto alla mano e ha conquistato tutti" dice una studentessa. Le parole semplici e i modi affettuosi con cui il Papa si è mostrato per la prima volta al mondo, l’hanno commossa.
Il fatto che il successore di Benedetto XVI non sia un italiano, non sembra aver deluso nessuno. Alcuni sono dell’opinione che un alto prelato italiano come Angelo Scola, a lungo considerato favorito, sarebbe stata probabilmente la scelta sbagliata. «Il mondo poi avrebbe pensato che gli italiani volevano tornare al potere con qualche escamotage», dice Antonio 45 anni, che gestisce un piccolo negozio lì vicino. Anche Gianmarco è d’accordo che è meglio che i cardinali abbiano eletto un candidato d’oltreoceano. Sicuramente sa ben poco del nuovo papa Francesco anche se il suo calore e umiltà lo hanno positivamente sorpreso. L'informatico pensa che l’argentino potrà dare il via a una nuova fase per la Chiesa del mondo. L'atteggiamento cosmopolita volto ad un cambiamento, probabilmente mancava a un Papa italiano.
Nome fortemente simbolico
Molti degli intervistati romani sono ovviamente contenti che il nuovo Papa abbia radici italiane. La famiglia Bergoglio proviene da un paesino del Piemonte, dove giovedì ha avuto luogo una grande celebrazione in onore di Francesco 1. Per i Romani, la biografia del Pontefice incontra grande rispetto perché, da un lato testimonia la sua esperienza di figlio di una famiglia di immigrati in Argentina, dall’altro il suo successivo impegno al servizio dei poveri e dei malati. Per lui, questa è una prova della sua umanità, dice il 66enne Francesco. Come gli altri intervistati, anche questo pensionato considera il nome del Papa di grande impatto. Non si considera particolarmente devoto, ma il fatto che il massimo capo della Chiesa abbia assunto il nome di San Francesco d'Assisi, lo ha molto commosso, dice.
Anche Alemanno il sindaco di Roma ha espresso apprezzamento per il nome del nuovo Papa. Nell’epoca della globalizzazione, Francesco era il nome giusto per ritrovare i valori perduti. «A Roma si avverte un clima di speranza», Alemanno ha detto in un'intervista. Il Pontefice ha conquistato i cuori dei Romani con poche parole e gesti.
Accanto all’euforia, tuttavia gli intervistati sulla Piazza sono, consapevoli che il 76enne Francesco si assume un compito difficile. Le aspettative sono alte. Molti sono alla ricerca di un nuovo inizio e affrontare finalmente la questione degli scandali in Vaticano. C’è bisogno di trasparenza per ripristinare la fiducia della gente nella leadership della Chiesa cattolica. Non si sa se il nuovo Papa sarà impegnato in questa faccenda. "Probabilmente non dipende da lui. Le sue decisioni non passano certo per la Curia», dice un giovane sacerdote.
di Romina Spina
Pubblicato in Svizzera il 15 marzo 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
L’inaspettata elezione a Papa del cardinale argentino Bergoglio, entusiasma i romani. La scelta del nome e la prima apparizione [in pubblico] del nuovo capo della Chiesa con radici italiane incontrano largo favore.
«Il Papa è qui?», chiede una pensionata, tenendo ben stretta sotto il braccio una copia del quotidiano cattolico «L'Avvenire». Abita nelle vicinanze e ha sentito alla televisione che il neo-eletto pontefice è venuto in visita nella basilica. La sua delusione è grande, quando un venditore ambulante indiano le dice che Papa Francesco ha già lasciato la Basilica di Santa Maria Maggiore, nel centro di Roma.
Meglio non un italiano
Dopo la sua elezione a sorpresa, il nuovo capo della Chiesa si è recato nelle prime ore del mattino al colle Esquilino nella Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, per pregare di fronte all’immagine "Salus Populi Romani», un'icona di Maria con il bambino, protettrice del popolo romano, considerata la più importante icona mariana a Roma. Il gesto spontaneo di Papa Francesco ha colpito dozzine di romani che avevano atteso invano all'ingresso della Cappella il neoletetto capo della Chiesa. Gli intervistati sulla Piazza della Basilica si dicono entusiasti del nuovo Papa, affascinati dall'aspetto umile del cardinale argentino. "E’ molto alla mano e ha conquistato tutti" dice una studentessa. Le parole semplici e i modi affettuosi con cui il Papa si è mostrato per la prima volta al mondo, l’hanno commossa.
Il fatto che il successore di Benedetto XVI non sia un italiano, non sembra aver deluso nessuno. Alcuni sono dell’opinione che un alto prelato italiano come Angelo Scola, a lungo considerato favorito, sarebbe stata probabilmente la scelta sbagliata. «Il mondo poi avrebbe pensato che gli italiani volevano tornare al potere con qualche escamotage», dice Antonio 45 anni, che gestisce un piccolo negozio lì vicino. Anche Gianmarco è d’accordo che è meglio che i cardinali abbiano eletto un candidato d’oltreoceano. Sicuramente sa ben poco del nuovo papa Francesco anche se il suo calore e umiltà lo hanno positivamente sorpreso. L'informatico pensa che l’argentino potrà dare il via a una nuova fase per la Chiesa del mondo. L'atteggiamento cosmopolita volto ad un cambiamento, probabilmente mancava a un Papa italiano.
Nome fortemente simbolico
Molti degli intervistati romani sono ovviamente contenti che il nuovo Papa abbia radici italiane. La famiglia Bergoglio proviene da un paesino del Piemonte, dove giovedì ha avuto luogo una grande celebrazione in onore di Francesco 1. Per i Romani, la biografia del Pontefice incontra grande rispetto perché, da un lato testimonia la sua esperienza di figlio di una famiglia di immigrati in Argentina, dall’altro il suo successivo impegno al servizio dei poveri e dei malati. Per lui, questa è una prova della sua umanità, dice il 66enne Francesco. Come gli altri intervistati, anche questo pensionato considera il nome del Papa di grande impatto. Non si considera particolarmente devoto, ma il fatto che il massimo capo della Chiesa abbia assunto il nome di San Francesco d'Assisi, lo ha molto commosso, dice.
Anche Alemanno il sindaco di Roma ha espresso apprezzamento per il nome del nuovo Papa. Nell’epoca della globalizzazione, Francesco era il nome giusto per ritrovare i valori perduti. «A Roma si avverte un clima di speranza», Alemanno ha detto in un'intervista. Il Pontefice ha conquistato i cuori dei Romani con poche parole e gesti.
Accanto all’euforia, tuttavia gli intervistati sulla Piazza sono, consapevoli che il 76enne Francesco si assume un compito difficile. Le aspettative sono alte. Molti sono alla ricerca di un nuovo inizio e affrontare finalmente la questione degli scandali in Vaticano. C’è bisogno di trasparenza per ripristinare la fiducia della gente nella leadership della Chiesa cattolica. Non si sa se il nuovo Papa sarà impegnato in questa faccenda. "Probabilmente non dipende da lui. Le sue decisioni non passano certo per la Curia», dice un giovane sacerdote.
Ca' Farsetti Real Estate
Ca’ Farsetti Real Estate
12. März 2013
di Petra Reski
Traduzione di Claudia Marruccelli
Io sono cresciuta nella Ruhr, dove a memoria d’uomo hanno sempre dominato i socialdemocratici, quindi già dall’età di almeno sedici anni avevo ben compreso che non va bene che per decenni resti al potere lo stesso partito.
Da bambina le elezioni nella Ruhr per me erano qualcosa come il menù di festa dei pranzi di famiglia. Ricordo che da sempre c’erano un piatto di carni miste e un piatto di verdure miste, e in mezzo un cavolfiore, e sin da allora sono sempre stata governata dall’SPD. Vincevano tutte le elezione, sia quelle regionali, che quelle comunali, e ogni volta festeggiavano come se quelle vittorie fossero delle grandi sorprese. Avevo una vaga idea dell’esistenza di altri partiti, ma non ne ero proprio convinta. Altrove forse, nella Foresta Nera o sul Chiemsee, dove il mondo non era quello delle grandi città, ma un luogo che sembrava fatto di marzapane, era là forse che esistevano gli altri partiti tipo la CDU o simili. Noi avevamo la SPD.
E sin da quando ho raggiunto l’età della ragione mi ha sconcertato la sicurezza di sé dei camerati della SPD - soprattutto quando festeggiavano l’inaugurazione di un cavalcavia, di un nuovo ospedale, di un nuovo municipio, una piscina coperta, mentre io che facevo l’aiuto cameriera a provvigione, percependo il 15% dell’incasso, servivo loro negli auditorium uno spuntino a base di birra e grappa. Quando per la prima volta ho potuto votare, ho scelto il FDP. In segno di protesta. La cosa che mi lasciava perplessa era il fatto che il padre di una mia amica, un medico benestante, anche lui votava FDP, ma non potevo dare il mio consenso alla CDU, perché per una figlia di operai non può votare la CDU, e allora non esistevano ancora i verdi.
Quindi, capisco perfettamente perché sono stati così tanti quelli che hanno votato il Movimento 5 Stelle. Soprattutto se, come me, vivono a Venezia, una delle roccaforti dei democratici di sinistra, che si sono distinti soprattutto per aver svenduto la città. C’è da esultare ancor più, perchè grazie alle 5 Stelle, adesso finalmente verranno fuori anche le faccende del municipio veneziano Ca’' Farsetti (chiamato anche: "Ca’ Farsetti Real Estate), per esempio le esatte circostanze sulla vendita a Benetton del Fondaco dei Tedeschi .
Ieri sera, la città di Venezia ha sancito la vendita a Benetton. Nonostante tutte le proteste. Nonostante anche la piccolezza che la città non ha mai ufficialmente fatto stimare il Fondaco dei Tedeschi che non è di proprietà di un privato, ma di tutti i veneziani. Il valore di una proprietà immobiliare simile a quelli situati nel quartiere di San Marco è valutato tra i 8000 e i 20000 euro al metro quadrato - e il Fondaco è stato venduto per 8000 euro, diventati più tardi 9000 euro - senza calcolare quanto il valore della proprietà sarebbe incrementato in seguito, grazie una firma del sindaco che nel piano regolatore ha trasformato l’area del Fondaco da “area di pubblica utilità” in “area commerciabile”.
Perché qui si tratta di un edificio pubblico, che deve essere tutelato da simili compravendite, in modo tale che il pubblico possa utilizzarne ancora una parte anche dopo la sua vendita. La superficie del Fondaco dei Tedeschi che Benetton ha destinato alla pubblica utilità, corrisponde al numero di metri quadri destinati ai servizi igienici pubblici.
L’associazione per la tutela del patrimonio culturale Italia Nostra, varie altre iniziative della società civile veneziana e il Movimento 5 Stelle presenteranno ora denuncia alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti italiana.
12. März 2013
di Petra Reski
Traduzione di Claudia Marruccelli
Io sono cresciuta nella Ruhr, dove a memoria d’uomo hanno sempre dominato i socialdemocratici, quindi già dall’età di almeno sedici anni avevo ben compreso che non va bene che per decenni resti al potere lo stesso partito.
![]() |
| Fondaco de' Tedeschi in un ritratto dell'epoca |
E sin da quando ho raggiunto l’età della ragione mi ha sconcertato la sicurezza di sé dei camerati della SPD - soprattutto quando festeggiavano l’inaugurazione di un cavalcavia, di un nuovo ospedale, di un nuovo municipio, una piscina coperta, mentre io che facevo l’aiuto cameriera a provvigione, percependo il 15% dell’incasso, servivo loro negli auditorium uno spuntino a base di birra e grappa. Quando per la prima volta ho potuto votare, ho scelto il FDP. In segno di protesta. La cosa che mi lasciava perplessa era il fatto che il padre di una mia amica, un medico benestante, anche lui votava FDP, ma non potevo dare il mio consenso alla CDU, perché per una figlia di operai non può votare la CDU, e allora non esistevano ancora i verdi.
Quindi, capisco perfettamente perché sono stati così tanti quelli che hanno votato il Movimento 5 Stelle. Soprattutto se, come me, vivono a Venezia, una delle roccaforti dei democratici di sinistra, che si sono distinti soprattutto per aver svenduto la città. C’è da esultare ancor più, perchè grazie alle 5 Stelle, adesso finalmente verranno fuori anche le faccende del municipio veneziano Ca’' Farsetti (chiamato anche: "Ca’ Farsetti Real Estate), per esempio le esatte circostanze sulla vendita a Benetton del Fondaco dei Tedeschi .
Ieri sera, la città di Venezia ha sancito la vendita a Benetton. Nonostante tutte le proteste. Nonostante anche la piccolezza che la città non ha mai ufficialmente fatto stimare il Fondaco dei Tedeschi che non è di proprietà di un privato, ma di tutti i veneziani. Il valore di una proprietà immobiliare simile a quelli situati nel quartiere di San Marco è valutato tra i 8000 e i 20000 euro al metro quadrato - e il Fondaco è stato venduto per 8000 euro, diventati più tardi 9000 euro - senza calcolare quanto il valore della proprietà sarebbe incrementato in seguito, grazie una firma del sindaco che nel piano regolatore ha trasformato l’area del Fondaco da “area di pubblica utilità” in “area commerciabile”.
![]() |
| Fondaco de' Tedeschi oggi |
Perché qui si tratta di un edificio pubblico, che deve essere tutelato da simili compravendite, in modo tale che il pubblico possa utilizzarne ancora una parte anche dopo la sua vendita. La superficie del Fondaco dei Tedeschi che Benetton ha destinato alla pubblica utilità, corrisponde al numero di metri quadri destinati ai servizi igienici pubblici.
L’associazione per la tutela del patrimonio culturale Italia Nostra, varie altre iniziative della società civile veneziana e il Movimento 5 Stelle presenteranno ora denuncia alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti italiana.
13 marzo, 2013
L’uomo che non ride più
Der Mann der das Lachen verging
di Petra Reski– 13 marzo 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Pubblicato in Germania il 4 marzo 2013
In occasione delle elezioni italiane il Movimento “Cinque Stelle” di Beppe Grillo è riuscito ad avere la meglio sull’establishment politico. Nel suo paese l’ex comico viene diffamato dai media con pesanti conseguenze all’estero.

Piano piano stanno impazzendo tutti qui, ho pensato quando ho sentito come veniva citata la mia intervista alla radio, un’intervista che non era neanche ancora uscita.
Un’intervista che avevo fatto a Beppe Grillo, leader del Movimento civico Cinque Stelle, satirico, moralista, ambientalista e anticlericale vincitore delle elezioni politiche in Italia e che non era stata ancora pubblicata. Essendo stato diffamato dalla stampa ufficiale che lo ha definito “populista”, “comico”, “fascista”, “demagogo”, “golpista”, “antisemita”, “razzista” o persino “brigatista, Grillo alla stampa italiana non rilascia più interviste.
Così ci si avventa su tutto ciò che può far notizia. In questo caso sull’annuncio di un’intervista che doveva dimostrare che Grillo è pronto a sostenere una grande coalizione tra il PD, partito di centrosinistra e il PdL di Berlusconi. Una dichiarazione evidentemente falsa che io certo ho smentito prontamente, ma che malgrado ciò in rete fa ancora scalpore e che viene citata in quasi tutti i telegiornali. In questi giorni è in ballo la formazione del governo in Italia, quindi ogni mezzo è lecito.
Perché una settimana fa sono state stravolte tutte le certezze degli ultimi decenni: un movimento senza soldi, né’ televisione, senza giornale, né’ editore, senza banche, sta diventando il più forte partito. Un quarto degli italiani ha votato per il Movimento Cinque Stelle, che prende il nome dai cinque elementi del suo programma di base (acqua, ambiente, trasporti, Internet, sviluppo) – e che è cresciut in rete dietro alle spalle rigide della casta politica italiana.
Da 20 anni, in Italia spadroneggiano politici che scendono a patti con la mafia e che considerano il paese come uno tesoretto privato. Il successo del Movimento Cinque Stelle non è stato quindi inaspettato. Fino a quando il movimento non è sceso in politica, l’esito delle elezioni in Italia dava la stessa emozione di quelle dei tempi di Honecker nella DDR: vinceva [sempre] Berlusconi. E se in via eccezionale non ci riusciva, comprava deputati per poi far crollare il governo subito dopo.
Quando poi Berlusconi riusciva ancora una volta a vincere, i democratici di sinistra brontolavano un po’, ma per poi adattarsi velocemente, con lo sguardo rivolto all’uomo cattivo: accidenti, che cosa possiamo fare contro di lui? La televisione è sua! E anche la principale casa editrice! E la più importante squadra di calcio (è sua)! Cercavano di consolarsi con ciò che avevano, qualche regione, città e banche. Anzi hanno talmente impoverito gli ultimi rimasugli nell’opposizione, che quando sono riusciti a governare per un periodo seppur breve, non hanno avuto il coraggio di emanare una legge sul conflitto di interessi tra il ruolo di primo ministro e il più grande imprenditore dei media del paese. Non si sono neanche dati da fare per emanare una nuova legge elettorale, che ponesse fine all’assurdità di un partito che con solo il 30 per cento dei voti ottiene la maggioranza dei seggi in Parlamento.
Beppe Grillo non è apparso in alcuna trasmissione televisiva, non è né un miliardario né un dirigente, non aveva nessun editorialista al guinzaglio ed è stato allontanato dalla televisone dall’epurazione voluta da Berlusconi: l’ormai sbiadito leader dei socialisti Bettino Craxi lo bandì, quando Grillo stesso non contento di prendere in giro gli usi e costumi italiani, si mise a criticarne anche la realtà politica e sociale. Da allora ha calcato i più grandi teatri del paese, ha mandato ha fatto piazza pulita dei totem della destra e della sinistra, ha fondato un blog di successo e ha dato voce all’opposizione civile.
Un movimento dal nulla
Dal suo blog Grillo ha lanciato l’idea dei “meet-up”: piccole cellule, che su iniziativa personale scendono in campo contro l’inquinamento, la corruzione, la mafia. Nel 2005, a Torino si è svolto il primo raduno nazionale, di cui quasi nessuno ha dato notizia o comunque nessuno della casta politica italiana e delle testate giornalistiche ad essa asservite: “Il Giornale” e “Libero” sono di Silvio Berlusconi, la “Repubblica” e l’”Espresso” appartengono al finanziere liberale di sinistra Carlo De Benedetti ex presidente della Olivetti e della Fiat, la famiglia Agnelli finanzia il quotidiano la “Stampa” di Torino e il quotidiano economico “Il sole 24 ore” appartiene alla Confindustria.
L’”Unità”, un tempo organo di stampa dell’ex Partito comunista, appartiene a uno degli uomini più ricchi d’Italia, l’imprenditore Renato Soru, ex presidente della regione Sardegna, fondatore della società di telecomunicazioni Tiscali. Quasi tutte le emittenti private sono di proprietà di Berlusconi, la RAI appartiene al governo di turno, nel dubbio quindi anche a Berlusconi stesso. Quindi non deve stupire che il risultato sia una disinformazione sistematica, finanziata tra l’altro con soldi pubblici .Il solo giornale che abbia rinunciato a tali fondi pubblici è “Il Fatto Quotidiano”, giornale fondato da un pugno di giornalisti investigativi.
Quando in occasione del primo Vaffanculo Day del 2007, 50.000 italiani si radunarono per invitare, tramite una petizione, i partiti a revocare il mandato ai parlamentari con precedenti penali, i giornali sprecarono solo un paio di righe su questo fatto insolito. L’editore di “Repubblica” Eugenio Scalfari inorridì e scrisse: «Dietro il Grillismo vedo un disgustoso vendicatore; ci vedo la dittatura”, l’”Espresso” evocava il ricordo di Mussolini. Il “Corriere della Sera” definì Grillo come ”persona brutalmente avida” e la “Stampa” in maniera più moderata: “In un paese normale il V-Day sarebbe stato relegato alle pagine degli spettacoli.”
Quando Grillo nel successivo V-Day chiese nuovamente di abolire i finanziamenti alla stampa, nessuno si trattenne più: il “Giornale” di Berlusconi titolava: “Benito Grillo” e la “Repubblica” esorcizzava la sua caduta: “Grillo è alla fine, non fa più ridere”. Dopo che i primi rappresentanti del Movimento Cinque Stelle furono arruolati nei consigli comunali e regionali, i toni divennero più accesi: “manifestanti anti-globalizzazione e violenti criminali: così Grillo prepara il colpo di stato” scrisse il “Giornale”.
Poco prima delle elezioni, i giornali montarono un vero delirio a cinque stelle che avrebbe potuto far sorridere – se la diffamazione in stile copia-e-incolla non avesse iniziato a diffondersi anche in Germania. Difficilmente un giornale tedesco avrebbe parlato del nuovo fenomeno politico, senza condannarlo come “populista” e “non-politico”. Dal quotidiano “Welt” si apprendeva che Beppe Grillo predicava un “odio sacrosanto per i “parassiti che stavano lassù”, ragion per cui il quotidiano metteva in guardia contro uno “tsunami dei Pagliacci politici”: “Il cinque stelle esiste già dal 2009, il movimento spunta quasi dal nulla.
I suoi seguaci non appartengono solitamente a nessun partito, ma sono in prevalenza cittadini senza esperienza politica, che ora entrano in scena, per cambiare le sorti della società”. Il “Zeit” sapeva: l’”Italia ha commesso un errore”, quando ha votato a favore di Beppe Grillo, l’ “avventato cacciatore di voti”. La “SZ” sapeva già che il movimento voleva sicuramente fare la pulizia, ma non intendeva accettare alcuna responsabilità.
Allora non possiamo prendercela con Peer Steinbrück, che, probabilmente dopo una massiccia dose di stampa si è sentito autorizzato a parlare di due “clown”. Anche l’europarlamentare dell’FDP ed esperto di politica estera Alexander Graf Lambsdorff, constatò: “È difficile riconoscere la saggezza degli elettori in questo risultato” e fu assecondato da FAZ: “Noi tutti vogliamo solo una situazione stabile in Italia e, liberi dopo Schäuble, politici che siano consapevoli delle proprie responsabilità. E se così non è, allora sono solo dei clown”. Sì, la saggezza, la saggezza! Maledizione! A quanto pare esiste solo nelle menti tedesche. Una cosa è certa: il principale perdente di queste elezioni è il giornalismo. In Italia. E in Germania. Questa è l’Europa.
Petra Reski è giornalista e scrittrice. Vive a Venezia dal 1991. Recentemente ha pubblicato ”Von Kamen nach Corleone. Die Mafia in Deutschlans” per la casa editrice Hoffmann & Campe.
di Petra Reski– 13 marzo 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Pubblicato in Germania il 4 marzo 2013
In occasione delle elezioni italiane il Movimento “Cinque Stelle” di Beppe Grillo è riuscito ad avere la meglio sull’establishment politico. Nel suo paese l’ex comico viene diffamato dai media con pesanti conseguenze all’estero.

Piano piano stanno impazzendo tutti qui, ho pensato quando ho sentito come veniva citata la mia intervista alla radio, un’intervista che non era neanche ancora uscita.
Un’intervista che avevo fatto a Beppe Grillo, leader del Movimento civico Cinque Stelle, satirico, moralista, ambientalista e anticlericale vincitore delle elezioni politiche in Italia e che non era stata ancora pubblicata. Essendo stato diffamato dalla stampa ufficiale che lo ha definito “populista”, “comico”, “fascista”, “demagogo”, “golpista”, “antisemita”, “razzista” o persino “brigatista, Grillo alla stampa italiana non rilascia più interviste.
Così ci si avventa su tutto ciò che può far notizia. In questo caso sull’annuncio di un’intervista che doveva dimostrare che Grillo è pronto a sostenere una grande coalizione tra il PD, partito di centrosinistra e il PdL di Berlusconi. Una dichiarazione evidentemente falsa che io certo ho smentito prontamente, ma che malgrado ciò in rete fa ancora scalpore e che viene citata in quasi tutti i telegiornali. In questi giorni è in ballo la formazione del governo in Italia, quindi ogni mezzo è lecito.
Perché una settimana fa sono state stravolte tutte le certezze degli ultimi decenni: un movimento senza soldi, né’ televisione, senza giornale, né’ editore, senza banche, sta diventando il più forte partito. Un quarto degli italiani ha votato per il Movimento Cinque Stelle, che prende il nome dai cinque elementi del suo programma di base (acqua, ambiente, trasporti, Internet, sviluppo) – e che è cresciut in rete dietro alle spalle rigide della casta politica italiana.
Da 20 anni, in Italia spadroneggiano politici che scendono a patti con la mafia e che considerano il paese come uno tesoretto privato. Il successo del Movimento Cinque Stelle non è stato quindi inaspettato. Fino a quando il movimento non è sceso in politica, l’esito delle elezioni in Italia dava la stessa emozione di quelle dei tempi di Honecker nella DDR: vinceva [sempre] Berlusconi. E se in via eccezionale non ci riusciva, comprava deputati per poi far crollare il governo subito dopo.
Quando poi Berlusconi riusciva ancora una volta a vincere, i democratici di sinistra brontolavano un po’, ma per poi adattarsi velocemente, con lo sguardo rivolto all’uomo cattivo: accidenti, che cosa possiamo fare contro di lui? La televisione è sua! E anche la principale casa editrice! E la più importante squadra di calcio (è sua)! Cercavano di consolarsi con ciò che avevano, qualche regione, città e banche. Anzi hanno talmente impoverito gli ultimi rimasugli nell’opposizione, che quando sono riusciti a governare per un periodo seppur breve, non hanno avuto il coraggio di emanare una legge sul conflitto di interessi tra il ruolo di primo ministro e il più grande imprenditore dei media del paese. Non si sono neanche dati da fare per emanare una nuova legge elettorale, che ponesse fine all’assurdità di un partito che con solo il 30 per cento dei voti ottiene la maggioranza dei seggi in Parlamento.
Beppe Grillo non è apparso in alcuna trasmissione televisiva, non è né un miliardario né un dirigente, non aveva nessun editorialista al guinzaglio ed è stato allontanato dalla televisone dall’epurazione voluta da Berlusconi: l’ormai sbiadito leader dei socialisti Bettino Craxi lo bandì, quando Grillo stesso non contento di prendere in giro gli usi e costumi italiani, si mise a criticarne anche la realtà politica e sociale. Da allora ha calcato i più grandi teatri del paese, ha mandato ha fatto piazza pulita dei totem della destra e della sinistra, ha fondato un blog di successo e ha dato voce all’opposizione civile.
Un movimento dal nulla
Dal suo blog Grillo ha lanciato l’idea dei “meet-up”: piccole cellule, che su iniziativa personale scendono in campo contro l’inquinamento, la corruzione, la mafia. Nel 2005, a Torino si è svolto il primo raduno nazionale, di cui quasi nessuno ha dato notizia o comunque nessuno della casta politica italiana e delle testate giornalistiche ad essa asservite: “Il Giornale” e “Libero” sono di Silvio Berlusconi, la “Repubblica” e l’”Espresso” appartengono al finanziere liberale di sinistra Carlo De Benedetti ex presidente della Olivetti e della Fiat, la famiglia Agnelli finanzia il quotidiano la “Stampa” di Torino e il quotidiano economico “Il sole 24 ore” appartiene alla Confindustria.
L’”Unità”, un tempo organo di stampa dell’ex Partito comunista, appartiene a uno degli uomini più ricchi d’Italia, l’imprenditore Renato Soru, ex presidente della regione Sardegna, fondatore della società di telecomunicazioni Tiscali. Quasi tutte le emittenti private sono di proprietà di Berlusconi, la RAI appartiene al governo di turno, nel dubbio quindi anche a Berlusconi stesso. Quindi non deve stupire che il risultato sia una disinformazione sistematica, finanziata tra l’altro con soldi pubblici .Il solo giornale che abbia rinunciato a tali fondi pubblici è “Il Fatto Quotidiano”, giornale fondato da un pugno di giornalisti investigativi.
Quando in occasione del primo Vaffanculo Day del 2007, 50.000 italiani si radunarono per invitare, tramite una petizione, i partiti a revocare il mandato ai parlamentari con precedenti penali, i giornali sprecarono solo un paio di righe su questo fatto insolito. L’editore di “Repubblica” Eugenio Scalfari inorridì e scrisse: «Dietro il Grillismo vedo un disgustoso vendicatore; ci vedo la dittatura”, l’”Espresso” evocava il ricordo di Mussolini. Il “Corriere della Sera” definì Grillo come ”persona brutalmente avida” e la “Stampa” in maniera più moderata: “In un paese normale il V-Day sarebbe stato relegato alle pagine degli spettacoli.”
Quando Grillo nel successivo V-Day chiese nuovamente di abolire i finanziamenti alla stampa, nessuno si trattenne più: il “Giornale” di Berlusconi titolava: “Benito Grillo” e la “Repubblica” esorcizzava la sua caduta: “Grillo è alla fine, non fa più ridere”. Dopo che i primi rappresentanti del Movimento Cinque Stelle furono arruolati nei consigli comunali e regionali, i toni divennero più accesi: “manifestanti anti-globalizzazione e violenti criminali: così Grillo prepara il colpo di stato” scrisse il “Giornale”.
Poco prima delle elezioni, i giornali montarono un vero delirio a cinque stelle che avrebbe potuto far sorridere – se la diffamazione in stile copia-e-incolla non avesse iniziato a diffondersi anche in Germania. Difficilmente un giornale tedesco avrebbe parlato del nuovo fenomeno politico, senza condannarlo come “populista” e “non-politico”. Dal quotidiano “Welt” si apprendeva che Beppe Grillo predicava un “odio sacrosanto per i “parassiti che stavano lassù”, ragion per cui il quotidiano metteva in guardia contro uno “tsunami dei Pagliacci politici”: “Il cinque stelle esiste già dal 2009, il movimento spunta quasi dal nulla.
I suoi seguaci non appartengono solitamente a nessun partito, ma sono in prevalenza cittadini senza esperienza politica, che ora entrano in scena, per cambiare le sorti della società”. Il “Zeit” sapeva: l’”Italia ha commesso un errore”, quando ha votato a favore di Beppe Grillo, l’ “avventato cacciatore di voti”. La “SZ” sapeva già che il movimento voleva sicuramente fare la pulizia, ma non intendeva accettare alcuna responsabilità.
Allora non possiamo prendercela con Peer Steinbrück, che, probabilmente dopo una massiccia dose di stampa si è sentito autorizzato a parlare di due “clown”. Anche l’europarlamentare dell’FDP ed esperto di politica estera Alexander Graf Lambsdorff, constatò: “È difficile riconoscere la saggezza degli elettori in questo risultato” e fu assecondato da FAZ: “Noi tutti vogliamo solo una situazione stabile in Italia e, liberi dopo Schäuble, politici che siano consapevoli delle proprie responsabilità. E se così non è, allora sono solo dei clown”. Sì, la saggezza, la saggezza! Maledizione! A quanto pare esiste solo nelle menti tedesche. Una cosa è certa: il principale perdente di queste elezioni è il giornalismo. In Italia. E in Germania. Questa è l’Europa.
Petra Reski è giornalista e scrittrice. Vive a Venezia dal 1991. Recentemente ha pubblicato ”Von Kamen nach Corleone. Die Mafia in Deutschlans” per la casa editrice Hoffmann & Campe.
07 marzo, 2013
La politica a Roma
Politik in Rom
di Andres Wysling
Puibblicato in Svizzera il 28 febbraio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano
"Non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità, ora che l'Italia, dopo tutto questo tempo ha un salvatore ." Il salvatore d'Italia Niccolò Machiavelli lo auspicò nel 1513 nel suo "Principe". Il diplomatico, pensatore, poeta e adulatore scrisse la sua celebre guida all'esercizio del potere dopo aver perso incarico e titolo, dopo essere stato torturato ed esiliato. 500 anni dopo, l'Italia si trova ancora una volta in una crisi politica, economica e morale. Per superare questi ostacoli, il paese non ha bisogno di un salvatore, ma di un governo capace di governare, in grado di dare impulso alle riforme che giacciono in attesa. Ma la situazione post-elettorale è confusa, e a certuni il paese appare ingovernabile.
Entusiasmo rivoluzionario
Una nuova forza è emersa: Beppe Grillo, con il suo Movimento cinque stelle. La star del momento è quest’uomo che microfono alla mano trascina la gente. Ha scatenato uno tsunami di protesta che spazzerà via tutta la classe politica - questo è l’esplicito obiettivo, ed è anche il pubblico desiderio di un quarto di tutti gli elettori. Un vero e proprio entusiasmo rivoluzionario sta dilagando. La forza dei "Grillini" è nella piazza, è qui che sono in grado di mobilitare grandi folle – è qui che riescono a aumentare la pressione sulla politica. Ma in Parlamento sono poco efficaci. Perché non hanno ben chiaro ancora quali sono i loro obiettivi e priorità, e Grillo stesso non siederà nemmeno in Parlamento. Mancano linee guida e orientamenti comuni. Inoltre la base di Grillo rappresenta solo 150 eletti su circa 1000 rappresentanti del popolo, e sono inespert nei meccanismi del potere. I partiti tradizionali faranno di tutto, con ogni sorta di espedienti e lusinghe, o per contrastarli o per coinvolgerli nelle loro trame.
I "Grillini" devono chiedersi fino a che punto vogliono sporcarsi le mani nel pantano della politica. Partecipare a un governo di coalizione? Sostenere un governo di minoranza? Assumersi la responsabilità di ciò e perdere l’innocenza? Non potranno evitare veri e propri accordi politici con le altre forze in Parlamento, se vorranno ottenere qualcosa; un’opposizione a oltranza non porta a nulla. Se sapranno scendere a patti con caparbia e abilità, potranno almeno riuscire ad ottenere una nuova legge elettorale, un parlamento ridotto e un limite temporale alla durata del mandato – e forti di ciò costringere il governo a un radicale rinnovamento del personale politico con nuove elezioni. Tuttavia, Grillo dovrà dimostrare di essere capace di trasformarsi da guerrafondaio e polemico in una personalità di polso e politico, capace non solo di dare ceffoni, ma anche il proprio contributo. Lo scetticismo è d’uopo.
Nel frattempo con grande narcisismo Silvio Berlusconi si fa avanti proponendosi come salvatore d’Italia, ossi colui che salverà l'Italia dalla sinistra e dai "Grillini". In maniera incomprensibile, un terzo degli elettori sembra credere in lui e nelle sue promesse senza fondamento dei tagli fiscali. Sia come primo ministro che come leader dell'opposizione egli ha già sufficientemente dimostrato il suo potere distruttivo. Da lui non ci si possono aspettare contributi significativi alla risoluzione della crisi. Tuttavia, Berlusconi e la sua coalizione posseggono la maggioranza dei seggi al Senato, anche se non si tratta della maggioranza assoluta. E con i suoi canali televisivi è in grado di raccogliere voti contro qualsiasi governo. Gli altri partiti, si danno da fare solo per tenere lontano dal governo questo politico scandaloso e tenere a freno la sua influenza. Il vecchio damerino con il parrucchino e il suo stuolo di amicizie femminili può anche apparire come un clown - ma questo pagliaccio è pericoloso. Perlomeno, la sua coalizione di destra non pare molto salda e potrebbe a breve iniziare a sgretolarsi.
Ne’ un pagliaccio e ne’ un salvatore, ma solo una triste figura è Pierluigi Bersani. E’ lui il vero perdente delle elezioni, anche se con la sua coalizione ha ottenuto il maggior numero di seggi in parlamento. Era sceso in campagna elettorale con ottime possibilità di vittoria secondo i sondaggi, ma alla fine, la sinistra ha battuto la destra solo per una ridottissima distanza; ci è mancato poco che le elezioni finissero con la vittoria di Berlusconi. Bersani a causa di questo scarso risultato appare decisamente indebolito nel suo partito. I malumori interni nei suoi confronti erano già iniziati durante il conteggio dei voti: troppo vecchio e troppo fiacco, un morto che parla, tuona il megafono dei giovani che già durante le primarie non lo hanno sostenuto sperando di potersi sbarazzare di lui al più presto. Forse ancora più triste appare Mario Monti, lo sfortunato candidato speranza dei governi esteri e dei governatori delle banche centrali dei paesi della zona euro. Con i suoi aumenti delle tasse, si è reso impopolare nel paese, ottenendo solo un decimo dei voti. Ora egli è condannato a un’esistenza da emarginato nell’ombra. Ma la sua lista Scelta Civica potrebbe forse ancora servire alla creazione di una maggioranza al governo.
Una nuova generazione
Nessuno delle due principali schieramenti politici in Parlamento è forte abbastanza da governare da solo. Berlusconi fa il giovanotto, ma è vecchio e decaduto. Bersani è già gravemente ferito prima ancora di essere capo del governo. Grillo ha un sacco di seguaci, ma per gli altri non è affidabile ed è imprevedibile. Nessuno può contare realmente sui proprifedelissimi, perché i rapporti di forza possonosubire dei rapidi mutamenti causati da defezioni e cambiamenti di partito. In mezzo a tutte le incertezze, è ancora possibile tuttavia formare un governo. L'attenzione si concentra su uno scenario che vede un governo di minoranza di sinistra, appoggiato dai "Grillini" che stanno a guardare. Una situazione del genere potrebbe alla fine permettere la creazione di un programma minimo che attui riforme innovative; in tal modo qualcosa si potrebbe comunque portare a casa. Altre formule di governo sembrano improbabili: Grillo non vuole entrare in una coalizione vincolante, Bersani non ha intenzione di allearsi con Berlusconi. Tuttavia, non si escludono sorprese, e gli inciuci dietro le quinte sono appena iniziati.
In queste condizioni un nuovo governo non dovrebbe durare a lungo - qualsiasi possa essere la formula scelta, le basi su cui poggia sono troppo deboli sia in Parlamento che nel popolo. Ci si aspettano nuove elezione entro un anno. Con un pò di ottimismo si può sperare in un nuovo inizio: i giovani cacciano i dinosauri, una nuova generazione prende il potere, anche nei partiti tradizionali. La forza dello tsunami potrebbe dare nuovo slancio a tutta la società. Sarebbe un bene per l'Italia.
di Andres Wysling
Puibblicato in Svizzera il 28 febbraio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano
"Non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità, ora che l'Italia, dopo tutto questo tempo ha un salvatore ." Il salvatore d'Italia Niccolò Machiavelli lo auspicò nel 1513 nel suo "Principe". Il diplomatico, pensatore, poeta e adulatore scrisse la sua celebre guida all'esercizio del potere dopo aver perso incarico e titolo, dopo essere stato torturato ed esiliato. 500 anni dopo, l'Italia si trova ancora una volta in una crisi politica, economica e morale. Per superare questi ostacoli, il paese non ha bisogno di un salvatore, ma di un governo capace di governare, in grado di dare impulso alle riforme che giacciono in attesa. Ma la situazione post-elettorale è confusa, e a certuni il paese appare ingovernabile.
Entusiasmo rivoluzionario
Una nuova forza è emersa: Beppe Grillo, con il suo Movimento cinque stelle. La star del momento è quest’uomo che microfono alla mano trascina la gente. Ha scatenato uno tsunami di protesta che spazzerà via tutta la classe politica - questo è l’esplicito obiettivo, ed è anche il pubblico desiderio di un quarto di tutti gli elettori. Un vero e proprio entusiasmo rivoluzionario sta dilagando. La forza dei "Grillini" è nella piazza, è qui che sono in grado di mobilitare grandi folle – è qui che riescono a aumentare la pressione sulla politica. Ma in Parlamento sono poco efficaci. Perché non hanno ben chiaro ancora quali sono i loro obiettivi e priorità, e Grillo stesso non siederà nemmeno in Parlamento. Mancano linee guida e orientamenti comuni. Inoltre la base di Grillo rappresenta solo 150 eletti su circa 1000 rappresentanti del popolo, e sono inespert nei meccanismi del potere. I partiti tradizionali faranno di tutto, con ogni sorta di espedienti e lusinghe, o per contrastarli o per coinvolgerli nelle loro trame.
I "Grillini" devono chiedersi fino a che punto vogliono sporcarsi le mani nel pantano della politica. Partecipare a un governo di coalizione? Sostenere un governo di minoranza? Assumersi la responsabilità di ciò e perdere l’innocenza? Non potranno evitare veri e propri accordi politici con le altre forze in Parlamento, se vorranno ottenere qualcosa; un’opposizione a oltranza non porta a nulla. Se sapranno scendere a patti con caparbia e abilità, potranno almeno riuscire ad ottenere una nuova legge elettorale, un parlamento ridotto e un limite temporale alla durata del mandato – e forti di ciò costringere il governo a un radicale rinnovamento del personale politico con nuove elezioni. Tuttavia, Grillo dovrà dimostrare di essere capace di trasformarsi da guerrafondaio e polemico in una personalità di polso e politico, capace non solo di dare ceffoni, ma anche il proprio contributo. Lo scetticismo è d’uopo.
Nel frattempo con grande narcisismo Silvio Berlusconi si fa avanti proponendosi come salvatore d’Italia, ossi colui che salverà l'Italia dalla sinistra e dai "Grillini". In maniera incomprensibile, un terzo degli elettori sembra credere in lui e nelle sue promesse senza fondamento dei tagli fiscali. Sia come primo ministro che come leader dell'opposizione egli ha già sufficientemente dimostrato il suo potere distruttivo. Da lui non ci si possono aspettare contributi significativi alla risoluzione della crisi. Tuttavia, Berlusconi e la sua coalizione posseggono la maggioranza dei seggi al Senato, anche se non si tratta della maggioranza assoluta. E con i suoi canali televisivi è in grado di raccogliere voti contro qualsiasi governo. Gli altri partiti, si danno da fare solo per tenere lontano dal governo questo politico scandaloso e tenere a freno la sua influenza. Il vecchio damerino con il parrucchino e il suo stuolo di amicizie femminili può anche apparire come un clown - ma questo pagliaccio è pericoloso. Perlomeno, la sua coalizione di destra non pare molto salda e potrebbe a breve iniziare a sgretolarsi.
Ne’ un pagliaccio e ne’ un salvatore, ma solo una triste figura è Pierluigi Bersani. E’ lui il vero perdente delle elezioni, anche se con la sua coalizione ha ottenuto il maggior numero di seggi in parlamento. Era sceso in campagna elettorale con ottime possibilità di vittoria secondo i sondaggi, ma alla fine, la sinistra ha battuto la destra solo per una ridottissima distanza; ci è mancato poco che le elezioni finissero con la vittoria di Berlusconi. Bersani a causa di questo scarso risultato appare decisamente indebolito nel suo partito. I malumori interni nei suoi confronti erano già iniziati durante il conteggio dei voti: troppo vecchio e troppo fiacco, un morto che parla, tuona il megafono dei giovani che già durante le primarie non lo hanno sostenuto sperando di potersi sbarazzare di lui al più presto. Forse ancora più triste appare Mario Monti, lo sfortunato candidato speranza dei governi esteri e dei governatori delle banche centrali dei paesi della zona euro. Con i suoi aumenti delle tasse, si è reso impopolare nel paese, ottenendo solo un decimo dei voti. Ora egli è condannato a un’esistenza da emarginato nell’ombra. Ma la sua lista Scelta Civica potrebbe forse ancora servire alla creazione di una maggioranza al governo.
Una nuova generazione
Nessuno delle due principali schieramenti politici in Parlamento è forte abbastanza da governare da solo. Berlusconi fa il giovanotto, ma è vecchio e decaduto. Bersani è già gravemente ferito prima ancora di essere capo del governo. Grillo ha un sacco di seguaci, ma per gli altri non è affidabile ed è imprevedibile. Nessuno può contare realmente sui proprifedelissimi, perché i rapporti di forza possonosubire dei rapidi mutamenti causati da defezioni e cambiamenti di partito. In mezzo a tutte le incertezze, è ancora possibile tuttavia formare un governo. L'attenzione si concentra su uno scenario che vede un governo di minoranza di sinistra, appoggiato dai "Grillini" che stanno a guardare. Una situazione del genere potrebbe alla fine permettere la creazione di un programma minimo che attui riforme innovative; in tal modo qualcosa si potrebbe comunque portare a casa. Altre formule di governo sembrano improbabili: Grillo non vuole entrare in una coalizione vincolante, Bersani non ha intenzione di allearsi con Berlusconi. Tuttavia, non si escludono sorprese, e gli inciuci dietro le quinte sono appena iniziati.
In queste condizioni un nuovo governo non dovrebbe durare a lungo - qualsiasi possa essere la formula scelta, le basi su cui poggia sono troppo deboli sia in Parlamento che nel popolo. Ci si aspettano nuove elezione entro un anno. Con un pò di ottimismo si può sperare in un nuovo inizio: i giovani cacciano i dinosauri, una nuova generazione prende il potere, anche nei partiti tradizionali. La forza dello tsunami potrebbe dare nuovo slancio a tutta la società. Sarebbe un bene per l'Italia.
Iscriviti a:
Post (Atom)











